IL DOTTORE DI EVA, tra scienza, cultura e società![]() I problemi di salute specifici delle
donne sono quindi legati non solo alla loro stessa funzione endocrina, ma anche
alla fisiopatologia degli altri sistemi ed apparati corporei che mostrano
notevoli differenze rispetto agli uomini, essendo direttamente influenzati dai
ciclici mutamenti ormonali correlati con la funzione sessuale, dalla gravidanza
e dalla menopausa. Una grande scoperta di questa metà
di secolo fu la possibilità di auscultare il battito cardiaco fetale mediante Stetoscopio
(dal greco Stétos = Torace e Scopéo = Osservo). Così
lo volle chiamare René T.M. Laennec quando nel 1818 presentò questo
strano strumento all’Accademia delle Scienze di Parigi. Laennec deve questa sua
intuizione al suo carattere timido e riservato: egli, infatti, provava grande
imbarazzo “nell’auscultare il petto” delle giovani donne dovendo
appoggiare l’orecchio direttamente sui loro seni. All’epoca dei fatti, non
avrebbe mai immaginato il successivo utilizzo del suo strumento da parte degli
ostetrici per rilevare il battito cardiaco fetale. Con lo stetoscopio di
Laennec nacque quindi la prima semeiotica fetale, vale a dire la moderna
medicina perinatale. La scoperta della Sepsi e
dell’Antisepsi da parte di Ignaz Philip Seemmelweis (1818 – 1865), rese
le procedure di “sanificazione” di attrezzature, ambiente e personale sanitario
indispensabili nella prevenzione delle infezioni in generale e non solo in
campo ostetrico. Dal 3 al 12,2 il terribile “male del parto sono
le dita degli studenti, - osservò Semmelweis - contaminatesi nel corso
delle recenti dissezioni che portano le particelle cadaveriche negli organi
delle gravide, soprattutto all’altezza del collo dell’utero…”. Quando il Prof. Semmelweis obbligò i
suoi studenti e tutti i medici non solo a lavarsi le mani con acqua e sapone,
ma anche alla loro “deodorazione” con cloruro di calce, la mortalità
delle donne dopo il parto scese addirittura allo 0,5%. A quei tempi però le donne morivano di parto anche perché spesso il “loro dottore” o/e “le levatrici” non riuscivano ad estrarre il feto dall’utero a causa delle anomalie di posizione e/o presentazione e/o per sproporzione feto pelvica. Agli arbori del XX secolo, unanime
fu il consenso dei “Dottori di Eva” sulla necessità che il taglio
cesareo conservatore dovesse entrare nel dominio della pratica ostetrica onde
evitare le mutilazioni dell’intervento di Porro, naturalmente poco accettate
dalle giovani madri. Il Bile durante XXII
Congresso della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia nella sua
relazione “Sul valore sociale e clinico del Taglio Cesareo”
sostenne che occorreva quindi eliminare i pericoli maggiori che insidiavano la
buona riuscita dell’operazione cesarea, vale a dire l’emorragia determinata
dall’isterotomia e l’infezione secondaria alla contaminazione peritoneale da
parte del liquido amniotico e/o del meconio, specie dopo rottura delle
membrane. Nei primi anni del novecento,
quindi, Frank introdusse il Taglio Cesareo sul Segmento Inferiore
(1907) che permise di evitare non solo le suddette complicazioni legate alla
tecnica chirurgica, come l’emorragia e l’infezione, ma anche la rottura
spontanea dell’utero nelle gravidanze successive. Nel 1908 però il Sellheim
propose la via extraperitoneale come accesso al segmento uterino inferiore,
utilizzando l’incisione di Pfannestiel. Egli stesso comunque non ebbe i risultati
sperati per cui praticò tante varianti del suo intervento che alla fine non
fecero altro che riavvicinarlo alla tecnica originale di Frank. Il nostro Enrico Pestalozza a
tal proposito scrisse: “… dire che il taglio cesareo extraperitoneale dovrà
sostituire il classico equivale voler sostituire alla semplicità la
complicazione”. Poi nell’immediato dopoguerra, il 4
Gennaio 1948, la fondazione dell’A.O.G.O.I. (Associazione Ostetrico
Ginecologi Ospedalieri Italiani) con a capo Fortunato Montuoro
stigmatizzò l’indipendenza delle divisioni ostetrico–ginecologiche ospedaliere
dal monopolio della Chirurgia Generale a difesa di un medico libero di
interessarsi della salute di Eva sotto tutti gli aspetti, non solo
medici e chirurgici, ma anche, e non ultimi, quelli sociali ed antropologici. Vorremmo a tal proposito ricordare
quanto, già negli anni ‘30, il Montuoro sia stato vicino alla figura del
“Dottore di Eva”, riportando integralmente i consigli che egli dava
attraverso le sue “Conversazioni di Ostetricia e Ginecologia” al
giovane ginecologo che andava ad effettuare la prima visita presso una
famiglia: “Tu vai a sostenere un esame sottile e minuzioso che deciderà del
tuo futuro presso quella famiglia. Ti guarderanno le scarpe, gli abiti e le
mani. Osserveranno come ti presenti, come parli, come esponi le tue idee sulla
diagnosi e sulla cura. Che cosa ti devo insegnare? Che devi essere vestito con
decenza, che devi curare la tua persona e le tue mani, che non devi portare
scarpe risuolate? Cose intuitive... Le scarpe risuolate lasciale a qualche
vecchio medico di campagna... Guardati e sorvegliati. La gioventù è difficile a
disciplinare. La severità dei tuoi studi nella sale anatomiche, nelle corsie
doloranti, la visione giornaliera delle spiacevoli miserie fisiche, ti hanno
già dato una serietà e una compostezza che manca ai giovani laureati nelle
altre discipline.” Partorire con il minimo dolore e la
massima sicurezza è lo slogan della donna del XXI secolo… di gran lunga lontano
dalla biblica penitenza predetta per Eva a causa del “peccato originale”, vale
a dire : "donna tu partorirai con dolore". Uno studio, del 1998, del Centro di
ricerca Innocenti dell'Unicef di Firenze ha calcolato che 60 milioni di donne
in tutto il mondo sono state uccise da mariti, padri, fidanzati e ancor di più
sottoposte a violenza coniugale e discriminazione nell'accesso all'educazione. “Occuparsi dell’assistenza della donna violentata fa parte della
professionalità dei ginecologi - sostiene oggi l’AOGOI
attraverso l’articolo di Valeria Dubini su Gyneco – che hanno la responsabilità della salute e del benessere delle loro
assistite”. Oggi sappiamo che la presenza di
alcune forme di Papilloma Virus (HPV) sulla superficie del collo dell’utero
possono essere responsabili dei tumori del tipo squamocellulare, che esso viene
trasmesso per via sessuale senza provocare in genere alcun sintomo soggettivo e
che, pur essendo nell’80% autoeliminato dall’organismo, in quel 20% in cui
rimane, può a lungo termine diventare un importante “fattore oncogenetico”,
come spiega Mario Sideri,
condirettore dell’Unità di Ginecologia Preventiva dell’Istituto Europeo di
Oncologia di Milano. Ecco perché la “Medicina di Eva” oggi si
prodiga anche nel prevenire il contagio. È appena stato pubblicato infatti il
risultato di un’ampia sperimentazione con un vaccino tetrvalente, cioè diretto
non solo contro i ceppi 16 e 18 del virus HPV, considerati ad alto rischio, ma
anche verso i ceppi 6 e 11 più comuni nel maschio. In Italia il vaccino sarà nelle
farmacie a partire dall’8 marzo 2007, non a caso nel giorno della festa
della donna. Il vaccino per ora è a totale carico dei pazienti e i costo
è di 540 Euro per le 3 dosi che dovranno praticarsi in 6 mesi. Potranno essere
vaccinati i giovani di entrambe i sessi dai 9 ai 26 anni. Ginecologia ed emancipazione
femminile: un giusto binomio Noi, come professionisti cui è
affidata la salute delle donne, non possiamo quindi essere indifferenti alla
battaglia sociale condotta dalle donne . Battaglia che le donne hanno condotto
attraverso un percorso lungo e difficile verso l’emancipazione e l’affermazione
dei propri diritti. Basti pensare che nel Codice di
Famiglia del 1865 le donne non avevano ancora il diritto di esercitare la
tutela sui figli legittimi e l’articolo 486 del Codice Penale prevedeva una
pena detentiva da tre mesi a due anni per la donna adultera, mentre puniva il
marito solo in caso di concubinato. Il fascismo, poi, inaugurò una sua politica
sul tema dei diritti delle donne, spingendole quanto più possibile entro le
mura domestiche, secondo lo slogan: "la maternità sta alla donna come
la guerra sta all’uomo", scritto sui quaderni delle Piccole Italiane.
Quest’affermazione, oggi inaccettabile, ebbe comunque all’epoca il merito di
porre l’attenzione sulla necessità di tutelare le donne ed i loro figli grazie
alla presenza su tutto il territorio nazionale di una fitta rete dei Consultori
dell’Opera Nazionale per la protezione della Maternità e dell’Infanzia
(ONMI). Il 18 dicembre 1979 ha poi luogo la «Convenzione
sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna» (CEDAW)
che impone ai 169 Stati signatari di abolire le discriminazioni nei confronti
delle donne e di realizzare le pari opportunità. Anche le porte della Res Pubblica
sono state aperte alle donne molto lentamente, dal diritto al voto (2 giugno
1946), alla copertura di ruoli istituzionali sempre più importanti, primo fra
tutti nel 1951 quello di Angela Cingolani, nominata sottosegretaria
dell’Industria e del Commercio. Nel 1958 viene poi approvata la legge Merlin
con la quale si aboliva lo sfruttamento statale della prostituzione. Nel 1959
nasce il corpo di Polizia Femminile e nel 1961 viene aperta alle donne anche la
carriera diplomatica e in magistratura. Si è poi dovuto aspettare l’ultimo
terzo di secolo per assistere alla concessione del divorzio (1970), confermata
ulteriormente dal referendum del 1974, alla parità legale fra i coniugi
attraverso la riforma del diritto di famiglia del 1975 e alla legalizzazione dell’aborto
(1978) . Queste ed altre conquiste della
donna nel XX secolo sono state determinate da molti motivi storici, politici e
sociali, ma sicuramente un grosso ruolo è stato determinato dalla possibilità
che le donne hanno avuto nel controllare la propria fertilità mediante la
moderna contraccezione, dissociando così il ruolo di madre da quello di donna Arriva la sessualità senza
riproduzione Il
rapporto sessuale fra maschio e femmina, infatti, non è solo una legge naturale
che ha come scopo primario quello di conservare la specie, ma è anche gioco,
divertimento, vivere sensazioni differenti e sempre più profonde. Tenuto conto
che le donne hanno un periodo di fertilità di circa un trentennio, hanno da
sempre sentito l’esigenza di una sessualità non solo procreativa, ma anche e
soprattutto creativa e ricreativa. Se è vero che la storia della contraccezione
è antichissima è pure vero che con il diffondersi del cristianesimo si è
assistito, soprattutto nei paesi occidentali, ad un atteggiamento integralista
di rigidità a qualsiasi procedura scientifica di controllo delle nascite, al
punto da permettere anche nell'ambito matrimoniale solo i rapporti tesi alla
procreazione. Al massimo
venivano illustrati e propagandati i metodi naturali come quello descritto da Ogino
e Knaus durante il ventennio fascista, il “Sintotermico” proposto
negli anni ’70 dai coniugi Billings, ancora oggi ben radicato in
Italia, specialmente in alcuni ospedali cattolici. Solo nel
dopoguerra il metodo naturale di Ogino e Knaus venne consigliato,
complice appunto la chiesa, con l’obiettivo opposto, vale a dire per
riconoscere i periodi in cui ci si doveva astenere dai rapporti sessuali per
non avere gravidanze poco opportune per la grande crisi economica in cui
versavano tra gli anni ‘40 e ‘50 sia il Nostro Paese sia l’intera Europa. Ma ecco che in questo contesto
ancora una volta la scienza viene incontro alle necessità delle donne per
merito di Gregory Pincus, il biologo che inventò la contraccezione
orale, ma già conosciuto sin dal 1932 come il “Frankenstein della scienza
americana” per i sui studi sulla partenogenesi. Nel 1951 ebbe un contributo
di 40.000 dollari dalla signora McCormick, miliardaria americana ed amica di Margaret
Sanger fondatrice del “Movimento internazionale per il controllo delle
nascite”, con l’unica raccomandazione: “…Faccia tutto il possibile,
vogliamo rapidamente un risultato!”. Grazie anche ai precedenti studi di
Makepeace, Weinstein e Friedman, nonché alla collaborazione di Chueg Chang
e del ginecologo John Rock, venne messa a punto negli Stati Uniti la
pillola orale ad azione contraccettiva (denominata ENOVID), in cui erano
associati estrogeni e derivati chimici del progesterone (progestinici!) erano
capaci di inibire l’attività ipofisaria femminile. I brillanti risultati
ottenuti durante la sperimentazione clinica di massa in Portorico dall’aprile
del 1956 e pubblicati poi nel 1959 dallo stesso Pincus dettero ragione ai
ricercatori. Nel 1961 la pillola arriva in Europa e poco dopo in Australia con
il nome di ANOVLAR. In Italia arrivò nel ’65, ma sin dall’inizio fu disponibile
in farmacia sotto prescrizione medica solo per indicazioni terapeutiche quali “menometrorragie
funzionali e turbe del ciclo mestruale”, a causa dell’opposizione dello
Stato (all’epoca vigeva ancora il Codice Rocco ed il controllo della fecondità
era considerato un "attentato all’integrità della stirpe") e
della Chiesa (nel luglio 1968, il Pontefice Paolo VI sconfessava come immorale
l’uso della pillola nell’Enciclica Humanae Vitae). Malgrado ciò, nel
1971 in Italia, l’associazione Italiana per l’educazione Demografica (AIED)
ottenne l’abrogazione dell’articolo del codice penale che vietava la propaganda
e l’utilizzo di qualsiasi mezzo contraccettivo. Nel ‘76 il Ministro della
Sanità abrogò le norme che vietavano la vendita della pillola anticoncezionale
e, dopo 11 anni, la pillola arrivò nelle farmacie italiane riportando
l’indicazione “contraccettivo” sul bugiardino e sulla scheda tecnica. Il successo non modificò la vita di Gregory
Pincus, uomo modesto e geloso della propria privacy, che dopo la “la
grande avventura della Pillola” si ritirò a Boston e tornò a dividere il
proprio tempo tra le lezioni all’università e il lavoro di ricerca alla
Fondazione Worcester. Morì nell’agosto 1967, ucciso da metaplasia mieloide, non
potendo assistere così al grande risvolto sociale ed antropologico avvenuto nel
mondo femminile, anche grazie alla sua scoperta. Infatti già nel 1968, grazie
alla rivolta studentesca e alla rivoluzione sessuale, la “Pillola di Pincus”
diventò il simbolo di cambiamenti sociali nell’Europa Occidentale. E poi arriva anche la riproduzione
senza sessualità Ancora una volta è il ginecologo,
questa volta insieme all’andrologo, che viene incontro ai bisogni della coppia.
Risale già alla prima metà del XX secolo la scoperta dei principali
ormoni della fertilità: Doisy nel 1935 ottenne dal liquido follicolare
un ormone cristallizzato, da lui battezzato col nome di “Follicolina”
(oggi 17b Estradiolo); la scoperta e l’applicazione in terapia degli Stilbeni
dovuta a Dodds, Goldberg, Robinson e Noble. Sebbene già nel 1929 Corner
ed Allen erano riusciti a preparare degli estratti di corpo luteo,
dimostrando così la specifica funzione di questa formazione ovarica, la produzione per via sintetica della LUTEINA
(Progesterone) avvenne qualche anno più tardi grazie alla contemporanea
intuizione nel 1934 di Slotta in Gemania, Fels e Butenandt
in America ed Hartmann in Svizzera. Tuttavia, nonostante i grandi
sviluppi dell’endocrinologia degli ormoni sessuali, il nostro Eugenio
Maurizio nel 1939 ammoniva in questo modo: “Esiste una grande differenza
tra l’ovaio chimico e l’ovaio vivo. Noi non possiamo sostituire completamente
l’ovaio funzionante con i preparati ovarici e
chimici, perché l’ovaio non è un organo indipendente, ma agisce in rapporto ad
altre ghiandole endocrine e con il sistema nervoso vegetativo. Questi
rapporti non sono completamente svelati”. “L’ovaio chimico” di cui parlava il Maurizio nel 1939
è finalmente arrivato ed è simile nella sua funzione “all’ovaio vivo” …
addirittura oggi si è giunti persino alla stimolazione ovocitaria in vitro e
alla criopreservazione della fertilità gonadica, specie nei casi in cui le
donne devono per problemi oncologici sottoporsi a terapie mediche e/o
chirurgiche che potranno renderle completamente sterili. Tornando agli agli anni '50,
ricordiamo che proprio in quel periodo prese veramente piede la tecnica della
Fecondazione Artificiale omologa. In pochi però ebbero il coraggio di prendere
in considerazione la Fecondazione Eterologa e tra questi ricordiamo Giovanni
Traina di Bari che per questo fu molto criticato dal mondo
accademico ed attaccato dalla Chiesa Cattolica. Nonostante tutto ciò il ricorso alle
tecniche di procreazione assistita continuò a crescere. Nel 1958 cominciò in campo animale
la storia della fecondazione in vitro con embrio-transfer grazie ai ricercatori
McLaren e Biggers che impiantarono blastocisti di ratto
nell'utero di una “madre adottiva”, ottenendo feti di ratto normali, poi
risultati anche normalmente fertili. Con tutti
questi personaggi il “Dottore ”esce dalla sala parto e dalla sala operatoria ed
inizia un programma discorsivo nel territorio, soprattutto con le associazioni
femminili e, attraverso i mass media, con i gruppi femministi di quel tempo.
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